Natale e la gastronomia archeologica

Ah, Dicembre! Finisce l’anno e ne inizia uno nuovo.

A Dicembre si tirano le somme dell’anno passato e si fanno progetti per l’anno a venire.

Buoni propositi, progettazione di diete post gozzovigli o detox di ripristino intestinale, riordino degli armadi e rinnovo della biancheria. E già che ci siamo cambiamo anche marito che quello vecchio ha fatto la muffa e rischia di contaminare tutto il resto.

Che i vostri intenti siano drastici o meno, una cosa è certa : a Dicembre si mangia. E tanto.

Si mangia tanto anche se siete vegani come me. Perché i vegani si organizzano, signori.

E non è difficile, perché il mare magnum del web si veste di rosso con bordature di pelliccia bianca e propone l’impensabile.

  • Antipasti in crinoline,
  • primi pantagruelici alle verdure di stagione,
  • secondi marinati al Barolo del ’76 e
  • dolci sifonati con granella di pistacchio di Bronte e chutney esotica del Madagascar.

E non manca:

  • la gastronomia archeologica a suon di vol-au-vent,
  • pennette alla vodka rivisitate alla panna di soia,
  • finto pesce,
  • la giardiniera di zia Gina e
  • la vegan insalata russa che inganna anche quel carnivoro sfegatato di mio cognato.

Ce n’è per tutti!

A me solo una domanda sorge spontanea : ma perché i vol-au -vent? Che poi io non ho nulla contro il cibo che contiene altro cibo, ma il vol-au-vent non lo trovo neanche archeologico (che potrebbe avere una sua dignità di reperto storico), lo trovo vecchio… No, non vintage, proprio vecchio, stantio, dimenticato nella madia di nonna Emilia che non piaceva manco a lei.

Eppure un tempo doveva essere una sciccheria. Lo troviamo nel Pranzo di Babette come “Cailles en sarcophage” dove però la cuoca preparava la sfoglia con le sue mani perché i vol-au-vent già pronti in confezioni di plastica non si trovavano facilmente nella Danimarca di fine 800. E ancora prima il boccone della regina antipasto in onore della moglie di Luigi XV di Francia dove il fantomatico cestinetto di sfoglia allietava le regali tavole.

E poi facciamo un salto negli anni 70 del ‘900 sulla tavola della comunione di mia sorella. Sono lì che campeggiano vicino ai rustici, quelli con il wurstel e le verdure, e ai paninetti all’olio farciti di salame, prosciutto, tonno e maionese… se non è archeologia questa!

Io quest’anno mi ribello alle verdure in pastella, alle fettuccine (senz’uovo) ai funghi e panna (di soia mi raccomando), alle verdure grigliate sdoganate come secondo e alle ciambelline al vino de li castelli “che sono vegane”.

Io quest’anno rispondo con:

  1. un morigerato crostino di pane fatto in casa spalmato di un vegromage a caso fra quelli che ho preparato per tutte le evenienze, magari con sopra della cicoria ripassata e dei pomodori secchi a striscioline e un filo d’olio EVO della mia amica Anna.
  2. Mi preparerò dei ravioli ripieni di zucca al pesto di noci,
  3. una cotoletta di pleurotus (no, niente marinatura nel Barolo) con una salsa verde in memoria del “fu bollito alla piemontese” e, se mi scappa,
  4. faccio un sempre verde e per niente archeologico salame di cioccolato che magari lo mangiano anche i miei #pernienteveganifigli i quali mi danno sempre un sacco di soddisfazioni… “a mà, sta robba vegana te la magni te!”

Buon Natale!

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